L’attenzione è un processo cognitivo, e consiste nella capacità di selezionare determinati stimoli dell’ambiente circostante utili allo svolgimento di un compito.

L’attenzione quindi è una funzione psicologica fondamentale perchè ci permette di filtrare le informazioni provenienti dal mondo esterno ed interno scartando ciò che è irrilevante per gli obiettivi del momento. Se così non fosse, saremmo sopraffatti dall’infinità di input e stimolazioni che riceviamo continuamente.

Essa può essere di 2 tipi:

  • – spontanea o involontaria: “segue” gli stimoli così come si susseguono attorno all’individuo;
  • – volontaria, cioè focalizzata su un determinato stimolo.

L’attenzione volontaria è anche chiamata concentrazione. Essa viene definita come la capacità di focalizzare l’attenzione su un’immagine, un compito, un’attività o un oggetto virtuale (emozione, pensiero, ecc.) per un determinato periodo di tempo, senza essere disturbato o influenzato da stimoli interni e/o esterni non pertinenti.

In questa definizione è importante notare due elementi fondamentali:
– la durata nel tempo: per questioni fisiologiche la concentrazione è momentanea e continuamente soggetta a cali;
– l’influenza di elementi disturbanti: essa è condizionata da fattori interni (sensazioni corporee, pensieri, emozioni…) ed esterni (pubblico, risultato, comportamenti antisportivi, forti rumori…).

Un individuo perciò non deve sforzarsi di mantenerla il più a lungo possibile, andrebbe così contro le leggi della natura umana, piuttosto deve imparare a riconoscere i segnali, interni e/o esterni, che potrebbero innescare un calo di concentrazione, e recuperarla in caso di crollo.

Attenzione e concentrazione nello sport – Lo stile attentivo

In ambito sportivo R. Nideffer negli anni ’70 ha proposto un modello, che a tutt’oggi si dimostra valido, che prevede due dimensioni del focus attentivo:
– ampiezza o dimensione, data dalla quantità di stimoli presa in esame contemporaneamente che può essere ristretta o ampia;
– direzione, il tipo di stimoli su cui la nostra attenzione si sofferma, ad es. interni (pensieri, stati emotivi e sensazioni fisiche) o esterni (stimoli ambientali).

Da queste due dimensioni Nideffer ha individuato quattro stili attentivi:

Stile attentivo

ESTERNO AMPIO (tipo “ASSESS”) efficace nelle situazioni in cui si devono integrare contemporaneamente molti stimoli ambientali. Tipico dei giochi di squadra e/o delle categorie “open skill”: il giocatore deve analizzare rapidamente la situazione e reagire con adeguatezza e precisione. ESTERNO RISTRETTO (tipo “PERFORM”) necessario per l’esecuzione dei compiti di precisione: l’atleta concentra le risorse attentive sulla propria azione, escludendo stimoli distrattori ambientali. Tipico delle discipline o delle azioni motorie “closed skill”
INTERNO AMPIO (tipo “ANALYZE”) in cui l’attenzione è focalizzata su pensieri, stati emotivi e sensazioni fisiche. Si riscontra nella fase di pianificazione della gara o in determinate tipologie di pausa all’interno della stessa. INTERNO RISTRETTO (tipo “REHEARSE”) in cui l’atleta rievoca ed esegue mentalmente un singolo esercizio d’allenamento o uno specifico stimolo- chiave, efficace nel favorire la concentrazione per l’esecuzione ottimale di un particolare gesto tecnico.

Ognuno di noi possiede uno stile attentivo dominante, ossia una modalità più naturale ed abituale di direzionare la propria attenzione.

Ogni sport richiede un certo stile piuttosto che un altro. Per esempio, il nuoto, uno sport closed skills, richiede uno stile attentivo prevalentemente interno ampio (tecnica, tattica di gara, sensazioni fisiche, dialogo interno …) anche se non può mancare la capacità di spostare l’attenzione verso l’esterno (gli avversari). Il tiro con l’arco richiede decisamente uno stile attentivo ristretto esterno.

Nel calcio invece il giocatore deve prestare attenzione a diversi stimoli, ma molto cambia anche a seconda della fase di gioco: in fase di possesso palla o di non possesso palla l’attenzione è rivolta al movimento dei compagni, agli avversari, alla posizione della porta, alla propria posizione in campo e al pallone.
In questo caso lo stile attentivo richiesto è esterno ampio in quanto è necessario integrare molti stimoli. Prima di calciare un rigore, è necessario per prima cosa rivolgere la propria attenzione su se stessi (focus interno ampio per monitorare sensazioni fisiche, focalizzare l’obiettivo, parlarsi e incoraggiarsi) e in seguito spostare l’attenzione alla porta e al movimento del portiere (focus esterno ristretto). Questi esempi dimostrano come lo stile attentivo si modifichi a seconda della situazione di gioco.

Ciò sta a significare che un buon giocatore deve essere in grado di passare da uno stile attentivo ad un altro a seconda dello sport praticato e, nel caso specifico del calcio come di qualsiasi altro sport open skills e situazionale (pallanuoto, basket, pallavolo…) a seconda delle specifiche richieste del momento di gioco.

Avere uno stile attentivo dominante non significa non poter imparare a cambiare stile.

Questo passaggio però, non è automatico. Quindi, è importante che gli atleti sin da giovani si abituino a prestare attenzione a ciò che conta veramente in un preciso momento. Per fare ciò è necessario che essi siano, continuamente stimolati a guardare il gioco, a vedere dove sono i compagni, a sentire l’avversario che si avvicina, a capire la loro posizione in campo, a percepire il loro corpo nello spazio, ad ascoltare il proprio portiere e il proprio allenatore, a controllare le proprie sensazioni fisiche ed emotive prima e durante la partita concentrandosi su pensieri utili ed incoraggianti, ecc. In poche parole devono essere giocatori PENSANTI.

Allenare attenzione e concentrazione

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, concentrazione e attenzione sono abilità molto importanti da sviluppare per essere un campione nel proprio sport. Saper gestire i propri livelli di concentrazione può incidere sulla prestazione, e in alcuni casi può rappresentare la differenza tra vincere e perdere. Per questo è fondamentale allenarla.

Allenandola è possibile migliorare la propria capacità di:
– selezionare gli stimoli su cui concentrare l’attenzione, eliminando quelli irrilevanti;
– dirigere l’attenzione al momento opportuno verso le informazioni pertinenti;
– mantenere l’attenzione sugli stimoli rilevanti.

La psicologia dello sport propone varie metodologie di allenamento :

Tecniche di filtro degli stimoli esterni o interni: l’atleta impara a concentrarsi solamente sull’attività sportiva, filtrando tutti gli stimoli inutili provenienti dall’ambiente esterno od interno

 

Queste tecniche permettono all’atleta di essere consapevole del proprio corpo e dei propri pensieri ed emozioni, ad essere attento alla situazione che gli interessa e a non farsi distrarre.
Per questo gli allenatori devono proporre esercitazioni che stimolino i ragazzi a mantenere alta la concentrazione e l’attenzione, a pensare a quale sia la scelta migliore in quel momento, a decidere come muoversi nello spazio e con quale velocità perchè la giocata risulti produttiva, ecc. Il fatto di conoscere le possibili situazioni permette di selezionare in maniera quasi automatica i focus di attenzione e quindi risparmiare energie ed essere più veloci e pronti. Questo lavoro deve partire dagli allenatori, che devono proporre ai propri atleti le varie fasi e possibilità di gioco stimolandoli a pensare individualmente alle possibili soluzioni per individuare le più corrette. Un atleta capace di “leggere” il gioco potrà così utilizzare le proprie risorse attentive e di concentrazione per tutta la durata della gara, evitando cali e “svarioni”.

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