Come conciliare studio e sport? Scopriamolo con Seneca

Arrivati alla quindicesima epistola di Seneca a Lucilio, abbiamo già potuto constatare più volte quale sia l’abilità del filosofo latino nell’applicare una filosofia antica, lo stoicismo, alle più disparate e peculiari situazioni quotidiane. Il percorso prospettato da Seneca per il suo allievo Lucilio attraverso l’epistolario è infatti una raccolta di consigli pratici da mettere in atto giorno per giorno allo scopo di raggiungere il benessere interiore. La pragmaticità dell’insegnamento senecano è la qualità che ha reso i suoi testi immediati e fruibili anche a distanza di secoli dalla loro stesura. Il punto di partenza e quello di arrivo di ogni lettera, in ogni caso, restano sempre la filosofia.

Come conciliare studio e sport? Scopriamolo con SenecaTuttavia, nella quindicesima epistola, Seneca decide di non trattare del benessere spirituale, bensì di quello fisico. Scrive infatti a Lucilio:

Neque ego te iubeo semper inminere libro aut pugillaribus: dandum est aliquod intervallum animo, ita tamen ut non resolvatur, sed remittatur.

Io non ti comando di stare sempre su un libro o su delle tavolette: è necessario concedere allo spirito qualche pausa, non affinché si indebolisca, ma affinché si svaghi.

Il filosofo però non vuole nemmeno far ricadere l’allievo nell’eccesso opposto, ovvero in quello di una vita ossessionata dallo sport. Vediamo infatti come descrive, con pungente ironia, i “palestrati” dell’epoca:

[…] homines inter oleum et vinum occupati, quibus ad votum dies actus est si bene desudaverunt […]

[…] uomini occupati ad ungersi di olio e a bere vino, per i quali la giornata è compiuta secondo i loro auspici solo se hanno sudato copiosamente […]

Il filosofo, a questo punto, consiglia gli esercizi a suo parere più semplici, che tutti possono svolgere per mantenere sano il proprio corpo:

Sunt exercitationes et faciles et breves, quae corpus et sine mora lassent et tempori parcant, cuius praecipua ratio habenda est: cursus et cum aliquo pondere manus motae et saltus vel ille qui corpus in altum levat vel ille qui in longum mittit vel ille, ut ita dicam, saliaris aut, ut contumeliosius dicam, fullonius.

Ci sono esercizi facili e rapidi, che subito allenano il corpo e fanno risparmiare tempo, del quale bisogna avere speciale considerazione: la corsa, il sollevamento pesi, il salto in alto, il salto in lungo, il salto cosiddetto saliare, oppure, per dirla in maniera irriverente, il salto del lavandaio.

È chiaro che in realtà a Seneca non interessa proporre un prontuario completo di esercizi ginnici, tant’è che conclude la lista ironicamente inserendo il salto (o danza) saliare, che era un’antica danza sacra praticata dai Salii, sacerdoti devoti a Marte ed Ercole. Questa danza guerriera consisteva nel battere alternativamente i piedi sul suolo seguendo un ritmo ternario. L’allusione ironica continua nel paragone con il “salto dei lavandai“: qui Seneca si riferisce al procedimento di follatura che avveniva nelle lavanderie dell’epoca, chiamate appunto fullonicae. I panni venivano posti in grandi conche o tinozze con acqua e sapone e, per lavarli, i lavandai li pigiavano con i piedi.

Come conciliare studio e sport? Scopriamolo con SenecaInsomma, al maestro non importava il tipo di attività ginnica che avrebbe scelto l’allievo, l’essenziale è che non dimenticasse, nonostante gli impegni quotidiani, di concedere un po’ di movimento al suo corpo. Questo consiglio è molto saggio, anche se Seneca, in quanto filosofo, esorta poi Lucilio a ritornare presto alla cura dell’animo: «cito redi a corpore ad animum», «presto torna dal corpo all’animo».

Seneca dunque sarebbe, ancor oggi, uno dei primi a spronarci a riservare quotidianamente uno spazio per la ginnastica, che a volte, tra i mille impegni, sembra quasi una perdita di tempo. Lo dice uno dei filosofi che ribadisce più volte la necessità di spendere bene il proprio tempo: dunque non dimentichiamo mai di fare un regalo al nostro corpo.

Per staccare dallo stress e rilassarsi a volte basta una corsa all’aria aperta o un po’ di tempo in palestra, senza bisogno di trasformare tutto ciò in ossessione o diventare untuosi energumeni e nemmeno senza entrare in competizione con gli altri.

Una delle frasi più belle di questa epistola è infatti:

Quid tibi cum ceteris? Te ipse antecessisti.

Che cosa hanno a che fare con te gli altri? Tu hai superato te stesso.

È questo come sempre l’obiettivo primario, riuscire a superare le proprie debolezze e i propri limiti per riuscire ad avere una vita più serena ed equilibrata.