Processo decisionale in un’organizzazione

  Il processo decisionale è il processo per selezionare una linea d’azione da un certo numero di alternative. Come la pianificazione, anche il processo decisionale è onnipervadente e, come la previsione, anche il processo decisionale è una parte importante della pianificazione. Per qualsiasi organizzazione, i documenti politici aiutano a prendere decisioni manageriali. Ma queste sono […]

Effetto Golem

Effetto Golem: come ci limitiamo attraverso le aspettative   articolo tratto e rivisto L’effetto Golem rende le persone insicure a partire dalle aspettative degli altri. Conosci l’effetto Golem? Sai quale relazione ha con l’effetto Pigmalione o con la Profezia che si autoavvera? E con gli stereotipi? Come è stato studiato questo effetto?   Effetto Golem: […]

Attività fisica e salute mentale

Secondo uno studio, l’esercizio fisico migliora notevolmente la nostra salute mentale percepita, che potrebbe avere un’influenza diretta sullo stato d’animo e sui comportamenti relativi alla cura personale, ad esempio. Esercizio fisico e salute mentale sono due fattori direttamente legati tra loro. Secondo numerosi studi, l’esercizio fisico può aiutare a gestire i problemi di salute mentale […]

ATTIVITA’ FISICA E SVILUPPO COGNITIVO

L’attività fisica migliora i processi cognitivi degli alunni di scuola primaria, in quanto implementa le funzioni esecutive, il cui ottimale funzionamento è alla base del successo nell’apprendimento.   Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Berna sembra confermare la validità dell’educazione motoria nell’età evolutiva. Secondo questa ricerca l’attività fisica migliora i processi cognitivi degli alunni […]

Processo decisionale in un’organizzazione

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Effetto Priming

Il priming, dal verbo inglese to prime (preparare, attivare) non è stato definito in modo univoco dagli studiosi. In una prima definizione, molto generica, si può dire che è un fenomeno che si basa sull’influenza di uno stimolo su un altro, generando un miglioramento nelle prestazioni in termini di rapidità e accuratezza della risposta. Lo […]

EMPOWERMENT

Empowerment

Cultura, empowerment e successo aziendale - Dieffetech

Il concetto di empowerment

RAPPAPORT (1997) Processo attraverso il quale le persone acquisiscono controllo sulle proprie vite ed attuano una partecipazione democratica all’interno della comunità di appartenenza.

LEVINE PERKINS (1987) L’ottenimento, da parte dei soggetti più svantaggiati, di una maggior quantità di risorse.

KIEFFER (1981) Quattro le dimensioni incluse nel processo di empowerment la costituzione di un senso di sé più potente, che promuove il coinvolgimento sociale attivo; l’apprendimento di strategie di azione; l’acquisizione di risorse per realizzare i propri scopi; la capacità di agire in collaborazione con gli altri, per ottenere dei risultati collettivi.

BRUSCAGLIONI (1984) Sostiene che il concetto che più si avvicina a quello di empowerment nella nostra lingua, è il concetto di possibilità: si riferisce al processo di empowerment come ad un processo di ampliamento delle possibilità.

 

Punto di arrivo del processo di empowerment, nella prospettiva delineata da Zimmerman e Rappaport (1988) è la “learned hopefullness”, cioè l’acquisizione della fiducia in sé, l’apprendimento della speranza, derivante dal controllo sugli eventi tramite la partecipazione e l’impegno nella propria comunità Vi è un riferimento esplicito al concetto di locus of control interno, inteso come una caratteristica (di personalità) del soggetto che percepisce di controllare attivamente gli eventi, concetto ripreso e ampliato in quello di self efficacy, relativo alle credenze dell’individuo circa le proprie capacità di mobilitare le sue risorse cognitive e le azioni in grado di produrre certe prestazioni al fine di ottenere il risultato atteso. Per Bruscaglioni (1994) l’empowerment è ” il processo di ampliamento (attraverso il miglior uso delle proprie risorse attuali e potenziali acquisibili) delle possibilità che il soggetto può praticare e rendere operative” (p. 124). In questa ottica il livello di empowerment di un soggetto (individuale o collettivo) è l’ampiezza del ventaglio di “possibilità” tra le quali può scegliere. In particolare, il concetto di empowerment psicologico può essere visto come un costrutto complesso, derivante dall’integrazione di varie dimensioni, che appartengono ad almeno tre ambiti diversi: a) di personalità (ad es. l’attribuzione a sé dei risultati delle proprie azioni, internal locus of control); b) cognitivi (ad es. la percezione di auto-efficacia, cioè il sentirsi capace di scegliere e di attuare i comportamenti più adeguati per affrontare una data situazione); c) motivazionali (ad es. desiderio di partecipare all’azione e alla gestione dei fattori in gioco). Le diverse dimensioni possono essere ricondotte a due fattori principali: un “protagonismo” interno positivo (la persona si sente protagonista dal proprio interno in quanto ha acquisito un senso di padronanza sulla propria vita) e una “fiducia” esterna, negli altri. Empowerment è quindi concepito come orientamento “positivo” alla valutazione e all’uso delle risorse proprie ed altrui. Altri autori, in diversi contesti, sostengono posizioni simili. Con il concetto di empowerment sociale, invece, secondo la definizione data dal Cornell Empowerment Group, ci si riferisce un processo intenzionale, continuo, centrato sulla comunità locale, che comporta rispetto reciproco, riflessione critica, attività di cura (caring) e partecipazione di gruppo, mediante il quale le persone prive di una giusta quota di risorse valide possono raggiungere più facilmente l’accesso a tali risorse e accrescere il loro controllo su di esse. L’enfasi sulla “comunità locale” sottolinea l’importanza di collocare il processo nel contesto specifico in cui vivono le persone e i gruppi sociali mentre il valore attribuito alla “partecipazione di gruppo” sta nella possibilità di enfatizzare l’importanza del gruppo come mediatore e veicolo critico nel processo di risveglio della consapevolezza e di percezione della mutualità.

Ira Iscoe propone il concetto di “comunità competente”: per essere definita tale una comunità e, più in specifico, le persone e i gruppi che la compongono: a) hanno un repertorio di possibilità e di alternative (potere); b) sanno dove e come ottenere risorse (conoscenza); c) chiedono di essere autonomi (motivazione ed autostima).

Psicologia dello Sport. Inflazionata.

Iscrivetevi al mio canale youtube per ricevere i miei video.   Ricordo che già dai primi anni della mia attività clinica in ambito Psicopatologico osservavo uno strano fenomeno; molti giovani psicologi appena laureati identificavano nella Psicologia dello Sport un settore su cui “buttarsi” prevedendo guadagni da subito. Devo dire che tutte quelle previsioni erano destinate […]

I GIOVANI SONO DEMOTIVATI?

VINCENZO PRUNELLI 09 AGOSTO 2020 Perché tanti ragazzi hanno pochi interessi, imitano chiunque sappia farsi notare e sembrano soltanto attratti da soddisfazioni che non richiedono impegno? I giovani sono demotivati? Non si può dire che sia calato l’interessamento per i figli, ma noi genitori lasciamo inaridire troppe qualità che riguardano l’intelli­genza, la personalità e il […]

Preparazione psicologica di una squadra di calcio

 

Gli allenatori dovrebbero sapere, spesso non lo sanno, o se lo sanno non sanno che farsene, che la struttura di personalità dei giocatori è un fattore  importante nel determinarne il  rendimento.
Le vittorie sono di tutti mentre le sconfitte vengono spesso attribuite a variabili  quali “la mancanza di concentrazione”, “poca tensione”, “la squadra ha perso fiducia in sé stessa”. Si attribuisce   la spiegazione di un insuccesso alla “mentalità” della squadra. Oggi  è possibile concretizzare in termini sufficientemente obiettivi ciò che  viene generalmente  indicato come “carattere ”. Considerando, quindi, che le abilità psicologiche sono determinanti per ottenere un rendimento ottimale, è possibile osservare e valutare: quali siano utilizzate correttamente per il gioco; quali sia necessario migliorare; come i giocatori le interpretano e le utilizzano durante l’allenamento e le partite; che grado di dominio il giocatore dimostra nei confronti di ognuna di esse. Inoltre, l’allenatore può valutare quali abilità psicologiche richiedono un’attenzione maggiore, o quale allenamento possa rendere possibile una ottimizzazione della preparazione psicologica dell’intero gruppo.

Di seguito sono esposte le abilità psicologiche che si pensa possano contribuire a migliorare il rendimento della squadra e del singolo.
Inoltre, viene proposta una guida per osservare e valutare il grado di dominio che ogni giocatore possiede.

L’intelligenza sportiva (A):
È la capacità di apprendere, di risolvere problemi, conflitti o situazioni ed, inoltre, di trasferire ciò che si è appreso in situazioni diverse.

– Comprende con facilità le istruzioni, il ragionamento, i concetti, le azioni.
– Legge con facilità il gioco della squadra rivale.
– Trova varie soluzioni per la stessa situazione di gioco.
– È’ creativo nel risolvere situazioni di gioco.
– Capisce e assimila con facilità la funzione specifica di ogni ruolo e linea di reparto.
– Si adatta con facilità a differenti ruoli.

L’attenzione e la concentrazione (B):
È la capacità di percepire gli stimoli pertinenti che l’ambiente propone; di focalizzare l’attenzione sui riferimenti fondamentali del gioco; di mantenere l’attenzione durante tutto il tempo necessario, senza distrazione alcuna.

– Fa attenzione e controlla tutti gli stimoli del gioco che può percepire dalla sua posizione.
– Si isola da tutto quello che non è il gioco.
– Sa “anticipare” l’azione del rivale.
– Non si distrae.
– E’ totalmente coinvolto nell’azione, senza vedersi estraniato dai suoi pensieri.
– Passa rapidamente da una situazione di attacco ad una di difesa.
– Non fa commenti con i compagni.
– Non presta attenzione al pubblico.
– Non presta attenzione all’arbitro.
– Non si lamenta dopo un errore.

Possedere il livello ottimale di tensione (C):
E’ la capacità di possedere un livello di attivazione muscolare ottimale
I muscoli non presentano tensioni eccessive ma, al contrario, presentano la tensione giusta affinché il giocatore si senta pronto all’azione. Il giocatore non ha ansia né, tantomeno, gli manca l’energia di attivazione.

– Il livello di tensione è idoneo, sufficientemente pronto per permettere al giocatore di gareggiare al meglio delle possibilità.
– Gli arti inferiori sono pronti ad effettuare il gesto tecnico con scioltezza ed in forma coordinata.
– Non esiste ansia o nervosismo.
– Non si nota agitazione.
– Vi è un’apparente tranquilllità.

La motivazione per competere (D):
S’intende il desiderio di competere, di confrontarsi, di lottare, di gareggiare e combattere per la disputa della palla, o di vincere e superare il rivale in ogni azione. In definitiva è la disponibilità a realizzare il massimo sforzo e dare il massimo di se stessi.

– Fa commenti che indicano l’attitudine a lottare.
– Non evita il gioco duro e di contatto.
– Disputa ogni pallone con decisione.
– Arringa i compagni e li anima per realizzare il massimo sforzo.
– Sembra avere chiara l’idea, di ciò che deve fare lui e la squadra.
– Sembra non soffrire la stanchezza e la fatica.
– Continua a lottare sempre per migliorare.
– L’errore non lo abbatte.
– Manifesta la voglia di vincere e contagia i compagni con il suo comportamento.

L’autostima (E):
Corrisponde alla percezione che ogni giocatore deve possedere del proprio livello di capacità e competenza. Mostrando consapevolezza di operare in un gruppo, esprime sicurezza e mette al servizio della squadra le proprie abilità.

– Non ha insicurezze su ciò che sa fare lui o la squadra.
– E’ disposto ad applicare sul campo il lavoro preparato durante l’allenamento.
– Affronta ogni azione di gioco con decisione e senza dubitare.
– Trasmette sicurezza ai compagni.
– Non sopravvaluta il rivale, anche se lo rispetta.
– Non si lascia impressionare dai rivali che possiedono grandi capacità.

Assumere iniziative e prendere decisioni (F):
Corrisponde alla facilità di assumere iniziative, o prendere decisioni di responsabilità durante il gioco.

– Cerca il pallone e non ne evita il possesso.
– Legge e cerca soluzioni durante il gioco.
– Abitualmente prende buone decisioni.
– Assume iniziative che determinino un certo rischio.
– Non sceglie sempre la decisione più facile da realizzare, o l’azione di minor rischio di errore.

Dimostrare personalità di fronte alle difficoltà (G):
E’ la capacità di mantenersi sereni e scegliere soluzioni idonee nelle situazioni di maggior difficoltà.

– La difficoltà pare non influire sul suo rendimento.
– Dopo aver commesso un errore torna ad assumere iniziative ed a prendere decisioni durante il gioco.
– Quando la squadra si vede danneggiata per qualche situazione anomala , reagisce assumendo responsabilità e prendendo iniziative.
– Le difficoltà sembrano stimolarlo e animarlo.
– Non si fa coinvolgere dalla provocazione degli avversari.
– Quanto più si complica una situazione, maggiormente s’impegna per cercare delle soluzioni.
– Si assume le responsabilità della squadra e tenta di superare le difficoltà.

Il controllo emozionale (H):
E’ la capacità di controllare le emozioni in modo che non danneggino la propria condotta, diminuendo il rendimento.
Si tratta di superare l’euforia, il timore, l’ansia, l’arrabbiatura e lo scoraggiamento, al fine di ottenere risultati sportivi ottimali.

– Si mostra molto stabile emozionalmente.
– Non arriva mai a perdere l’autorità.
– Non esiste arrabbiatura accompagnata da risposte aggressive.
– Non si eccita per una vittoria, né cerca di apparire quando il risultato, dopo una partita, è statto eccellente.
– Si mostra apparentemente tranquilllo.
– Non gli pesa la responsabilità, l’importanza della partita o del rivale, la necessità di ottenere una vittoria, oppure,diverse sconfitte successive.
– Il rendimento è generalmente uniforme.
– Nei conflitti è dialogante.
– Fa sforzi per comprendere gli altri.

La tolleranza alla fatica ed al dolore (I):
E’ la capacità di sopportare la sofferenza fisica determinata dalla fatica e dal dolore.

– Mostra un rendimento uniforme durante tutta la partita.
– Non fa commenti per la durezza dell’allenamento.
– Non fa commenti per la sua stanchezza.
– Non si lamenta se riceve una entrata brusca.
– Tollera bene il gioco duro, di contatto.
– Non abbassa il ritmo quando si sente stanco.
– Non si astiene dal gioco sino alla fine della partita.
– Collabora molto bene nel recupero dopo un infortunio.
– Non è solito dar ascolto alle sensazioni di malessere
– Chiede poco al servizio medico.

La ricettività e l’assimilazione (J):
E’ la capacità di ascoltare e accettare i suggerimenti o le correzioni, per assimilarli al fine di cambiare la propria condotta.

– Ascolta con attenzione.
– Formula domande e fa commenti chiarificatori che lo rassicurano di aver compreso i suggerimenti.
– Non mantiene le sue convinzioni con rigidezza.
– Prima di una critica o di una correzione non si pone sulla difensiva.
– Non interviene sistematicamente sulle opinioni degli altri.
– Accetta di essersi sbagliato.
– Non si difende dalle critiche con scuse.
– Dimostra di chiedere per apprendere e migliorare.
– Non pone domande per mantenere, così, inalterate le proprie ragioni.

La capacità di identificazione e di integrazione nel gruppo (K):
E’ l’attitudine del giocatore alla solidarietà, alla cooperazione, all’indentificazione ed all’appartenenza ad un gruppo rappresentato, in questo caso, dalla squadra.

– Parla più del gruppo che di se stesso.
– Parla e si relaziona con tutti i membri del gruppo.
– E’ solito appoggiare gli altri
– Evita di generare situazioni di conflitto.
– Non fa critiche al di fuori dello spogliatoio.
– Sul campo lavora più per la squadra che per un esito positivo personale.
– Nell’analisi delle situazioni non dà sistematicamente la colpa agli altri.
– E’ rispettato ed accettato dai suoi compagni.
– Contribuisce affinchè regni un ambiente cordiale.

Il comportamento globale (L):
Riflette il carattere individuale e l’attitudine psicologica con la quale il giocatore affronta gli allenamenti e le partite.

– Si mette in evidenza calcolando il valore medio, della puntuazione effettuata in ciascuna delle abilità psicologiche analizzate precedentemente.

 VALUTAZIONE

 Si evidenziano varie caratteristiche psicologiche. E’  possibile identificare quali aspetti della psicologia individuale funzionano bene  durante la competizione e quali  richiedono un lavoro maggiore in allenamento.
Utilizzando una griglia attraverso la quale sia possibile determinare le destrezze psicologiche, si può stimare sino a che punto la condotta del giocatore si avvicini alla norma. Quali abilità psicologiche  del giocatore emergono positivamente durante le competizioni e quali invece necessitano di un miglioramento.
Questa valutazione può essere rappresentata con un numero che facilita sia l’identificazione del grado di dominio di ogni abilità psicologica che il riconoscimento di quelle  abilità che richiedono un intervento per il miglioramento.
Nella scala di osservazione e valutazione suggerita il valore 3 rappresenta, per una certa abilità psicologica, un grado di dominio buono che non richiede un lavoro di miglioramento; il valore 2, invece, rappresenta un grado di dominio accettabile, ma che può ulteriormente migliorare; il valore 1, invece, rappresenta un grado di dominio molto basso e, perciò, che richiede un lavoro per migliorarlo.
Praticamente, l’osservazione e la valutazione della condotta del giocatore determina un’organizzazione più concreta e sistematica del lavoro dell’allenatore.
Inoltre è possibile fare eseguire ai giocatori un’autovalutazione, in modo da stimolarli alla riflessione sulle proprie abilità. Dal confronto tra la propria percezione di sé e quella dell’allenatore, potrebbero nascere buoni argomenti per il miglioramento personale.

Concludendo, quindi, il grado di dominio delle abilità psicologiche elencate precedentemente può essere valutato da parte dell’allenatore con l’intenzione di analizzare e spiegare meglio il rendimento individuale e collettivo, e per poter intervenire su di esse ottimizzandole mediante un allenamento specifico.

Per valutare il grado di efficacia di ogni abilità psicologica, si suggerisce di utilizzare il seguente criterio:

1 = BASSA
2 = ACCETTABILE
3 = BUONA

L’evoluzione delle abilità psicologiche, sia negli allenamenti che nelle partite, permette di ottenere una valutazione globale che configura il profilo psicologico del giocatore rispetto alla competizione.