Il rapporto tra Creatività, Emozioni e Prestazione

tratto da: Dal momento che le emozioni fungono da intermediari tra personalità e performance, possono essere anche predittori di creatività? “Sentimento e desiderio sono le forze motrici dietro a ogni impresa e creazione umana, per quanto esaltata possa manifestarsi la forma di quest’ultima” Albert Einstein   Osservando un quadro o ascoltando un brano musicale vi […]

Sport post COVID

Il Perdente!!

Quando vincere determina l’ ansia di non ripetersi!!

Alberto Bettiol: ‘L’obiettivo è restare tranquillo’

La vittoria al Giro delle Fiandre della scorsa stagione si è rivelato croce e delizia per Alberto Bettiol. Il corridore toscano ha coronato un vero sogno, conquistando il primo successo della sua carriera professionistica in una delle classiche più prestigiose. Bettiol staccò tutti i grandi favoriti con un’azione frontale sul muro dell’Oude Kwaremont, alla maniera dei grandi campioni, ma dopo quel successo non è più riuscito ad esprimersi ad alti livelli nel resto della stagione.

Il corridore della EF ha raccontato di aver subito l’impatto di quella vittoria al Giro delle Fiandre, un successo tanto grande da aver cambiato la sua vita e le attese intorno a lui.

Talento

Uscire rafforzati da ciò che pensiamo ci abbia indeboliti

Sembra difficile dopo lo stop Covid,  la ripartenza degli allenamenti per gli atleti ma anche del lavoro e della vita delle persone. Certo non è difficile ricominciare a farlo praticamente; è sufficiente prendere la borsa, gli attezzi, andare e fare. Quindi nessuna difficoltà pratica! Il problema è nella motivazione che sottende all’ intenzionalità dell’ azione. Pare che la totale assenza di gare, di prospettive  di qualsiasi livello in ogni sport, nel lavoro, nella vita ,nel medio lungo periodo ,insista negativamente sulla capacità di trovare forte motivazione  e quindi intensità nelle attività. Cosa intendo per intensita? Un attenzione pienamente dedicata, intenzionale e continuativa  a ciò che si sta facendo,  l’esservi immersi con atteggiamento non giudicante.  Be’ sembra che questa caratteristica sia difficile da esprimere oggi , momento in cui invece occorre concentrarsi ancora di più sul tempo presente data anche la totale incertezza più o meno giustificata del futuro. In verità affermo che un gran numero di atleti e persone hanno questa difficoltà più o meno sempre e purtroppo non prestano sufficiente attenzione a questo per tentare di migliorare ma adesso pare che questa difficoltà sia accentuata o forse ne sono più coscienti , il che sarebbe anche un bene se sapessero come gestire questa condizione. Ma perchè , come molti mi hanno detto, l’ assenza di gare o altro nel futuro  e quindi di programmazione in tal senso ,riduce la motivazione o la cancella del tutto? La risposta è che la maggior parte degli atleti e delle persone non hanno la motivazione giusta, non hanno cioè una motivazione pienamente intrinseca, non si allenano o lavorano o vivono per il puro piacere di farlo ma vivono l’ allenamento, il lavoro, la vita  in funzione esclusiva di vantaggi secondari, motivo per cui quasi subiscono ciò che sono tornati a fare e soprattutto hanno la mente invasa da incertezza sul futuro su cui non si può, non possono fare niente. Le persone pensano troppo al futuro, di solito in modo negativo. Rimuginano, la mente vaga su cose del futuro con umore negativo e si occupano troppo, ….troppo poco di oggi.  Si certo ….mi direte: ma tutti vogliono competere , misurarsi, provare a vincere o perlomeno battere qualche avversario e  anche guadagnare del denaro con lo sport o con il lavoro o averlo per andare in vacanza o altro. Ok! Ma fate attenzione. Io non nego l’ importanza dei vantaggi secondari e dei problemi che la nostra mente ci propone relativamente al futuro ma faccio un sottile distinguo tra quegli atleti o quelle persone che fanno le cose per il proprio piacere e coloro che lo fanno solo in virtù di un vantaggio secondario di qualunque tipo esso sia e che peraltro in questo momento non si vede. I primi a differenza dei secondi hanno una visone separata, totalmente separata, tra il piacere allo stato puro e ciò che secondariamente può derivare dal fare qualcosa, non vedono la loro azione determinata esclusivamente dai benefici secondari, non subiscono attaccamenti, in loro certi stati non sono così adesivi a idee preconcetti pensieri sul futuro. Certo sono interessati a vincere a guadagnare a battere gli avversari, a lavorare , ad essere in forma per andare in vacanza ma vivono con distacco queste aspettativa, lasciano passare ed andare questi pensieri  riportandosi su oggi e ciò che primariamente li muove è un atteggiamento di piacere, di ricerca del meglio in tutti gli ambiti del loro sport o lavoro o semplicemente di tutta la loro vita. I secondi, coloro che vedono ciò che fanno unicamente come mezzo e non come fine che produce in modo (percepito) disgiunto altri vantaggi, fanno fatica a fare le cose bene oggi nel momento in cui si trovano, non prestano una attenzione volontaria e non giudicante a ciò che fanno perchè non percepiscono l’ alta qualità della cosa in se .

E’ molto importante poter osservare questa situazione perchè permette a chi la comprende, a chi ci ragiona di poter provare ad immergersi pienamente nell’ esperienza di oggi dove quindi l’ incertezza del futuro può essere vista come un fattore facilitatore per questo nuovo atteggiamento dato che di certo in questo momento più di sempre c’è solo oggi.

Penso che chi sarà capace di elaborare questi concetti e in conseguenza  provare ad immergersi nella dimensione dell’ “adesso” uscirà più forte nel senso che gli sarà più facile avere una attenzione intenzionale e dirigerla quando le cose torneranno alla così detta normalità in cui comunque come sempre non ci sarà mai certezza piena del futuro.  Possiamo pero’ aver costruito maggior  certezza della nostra “forza”.

 

possibili sottotitoli in Italiano

Leadership: un leader con Intelligenza Emotiva

Daniel Goleman: massima autorità mondiale nel settore

Procastinazione positiva!

Intelligenza Emotiva: Il test del Marshmallow

Intelligenza Emotiva

Daniel Goleman ha dimostrato che molto più di un alto  Quoziente di Intelligenza ciò che conta per aver successo nella vita è un alto QE, cioè un alto Quoziente Emotivo.

Una caratteristica fondamentale è la capacità di resistere ad un vantaggio immediato in vista di un più grande vantaggio futuro.

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ALLENATORI EFFICACI

Contributo dell’allenatore allo sviluppo del mantenimento dell’auto efficacia

tratto dal mio libro: Performance – PM edizioni

https://www.pmedizioni.it/prodotto/performance/

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La qualità della leadership contribuisce in varia misura al morale e alle prestazioni della vita . Mentre inizialmente la leadership era concepita come un prodotto di tratti di personalità successivamente questa visione è stata cambiata con l’idea che la leadership sia il prodotto di un’ interazione di tratti e situazioni. Di fatto gli allenatori efficaci possono avere stili molto diversi ma ciò che li accomuna è una notevole efficacia in quanto tutto quello che fanno è fonte di motivazione. Possiedono una particolare capacità nello sviluppare il talento degli atleti e per far si che questi ultimi abbiano fiducia in se stessi e diano sempre il meglio delle loro capacità sia quando le cose non vanno bene sia quando vanno bene. Lo sviluppo e il mantenimento di un senso di efficacia resiliente negli atleti dipende quindi molto dalla capacità manageriale degli allenatori e non si tratta di motivare con inefficaci, generici discorsi  di incitamento , di incoraggiamento.  Quello che serve è un processo di padroneggiamento della prestazione guidato da un allenatore ,in cui si tende a ridurre lo scoraggiamento per le difficoltà dando rilievo ai miglioramenti personali e poco peso alle vittorie e alle sconfitte. Il miglioramento è controllabile personalmente mentre la possibilità di vincere non lo è altrettanto. Il fatto di concentrarsi su ciò che gli atleti possono controllare personalmente fornisce indicazioni concrete riguardo agli aspetti su cui lavorare. Gli allenatori efficaci guidano lo sviluppo dell’efficacia atletica anche modellando un atteggiamento di fiducia nonché dando feedback  positivi su come migliorare la prestazione. Il feedback sulle prestazioni inadeguate dovrebbe contenere molte istruzioni utili per migliorare . È ovvio che porre attenzione sugli aspetti positivi non vuole dire ridurre le aspettative o ricompensare prestazioni inadeguate .  Gli allenatori efficaci si aspettano molto dagli atleti sul piano qualitativo e forniscono tutti i sostegni di cui c’è bisogno per migliorare progressivamente. Gli allenatori che sanno come sviluppare il senso d’efficacia strutturano i compiti in modo che il successo sia garantito e quindi  evitano  di porre prematuramente gli atleti in situazioni in cui probabilmente andrebbero incontro a un insuccesso. Quando gli atleti sviluppano sicurezza nelle proprie capacità devono essere introdotti gradualmente in situazioni di pressione in cui è difficile ma non impossibile dare il meglio delle proprie capacità. Nel processo che porta allo sviluppo di una efficacia resiliente gli atleti devono imparare ad affrontare gli insuccessi e gli allenatori efficaci non considerano irrecuperabili gli atleti che si trovano in difficoltà ma al contrario danno il loro sostegno e offrono opportunità per apprendere le modalità per uscire dalla crisi. Conservando fiducia nella capacità degli atleti  di fare bene, gli allenatori danno un contributo fondamentale nell’alleggerire una buona parte della pressione negativa  che disturba gli atleti. È chiaro che la pazienza istruttiva funziona bene solo se gli allenatori non introducono poi prematuramente gli atleti in situazioni in cui essi si affannano senza ottenere nulla e quindi si squilibrano. Se gli atleti  vengono tagliati in maniera precipitosa quando sono in difficoltà il loro senso di efficacia si indebolisce e perdono buone opportunità per imparare a riprendersi e noi perdiamo buoni atleti. Il fatto che il senso di autoefficacia si indebolisca aumenta la  probabilità di cedere in condizioni di pressione quindi gli atleti devono imparare a lasciare gli errori alle spalle in modo da non lasciarsi intralciare da processi cognitivi che rischiano di peggiorare le prestazioni successive. Non dedichiamo abbastanza tempo a questo e anzi in genere nella mia esperienza mi imbatto molto spesso nel contrario , ovvero l’ “elogio” dell’ errore. Le strategie cognitive dirette a sviluppare capacità di recupero non devono  essere intese, banalmente,  come mezzi per imparare a essere contenti delle sconfitte ma  si tratta , piuttosto, di  imparare a non abbattersi negli errori in modo da poter gestire meglio le situazioni difficili quando le incontreremo nuovamente. Gli allenatori che non perdono fiducia nelle capacità degli atleti quando essi sono alle prese con le  difficoltà in un momento di crisi attutiscono l’impatto negativo sul senso di efficacia personale degli insuccessi ripetuti. Sono le difficoltà che portano spesso l’ allenatore a perdere fiducia nell’ atleta e questo poi  ha un effetto devastante sull’efficacia personale dello stesso. Invece un allenatore capace di mantenere la pazienza e capace di continuare a essere un sostegno è particolarmente importante in quegli sport dove lo sviluppo richiede molto tempo. Succede che qualche atleta giovane arrivi molto prematuramente alla ribalta per essere poi rispedito in livelli più bassi ed è probabile che l’impatto di tali esperienze sulle convinzioni di auto efficacia dipenda in gran parte dal modo in cui l’atleta stesso interpreta questa sua retrocessione ovvero se la considera un segno di inadeguatezza personale o una prova della necessità di sviluppare ulteriormente delle abilità acquisibili. E’ il secondo tipo di interpretazione che favorisce la resilienza dell’auto efficacia di fronte alle pressioni sconcertanti. C’ è poi la questione del talento innato contrapposto ad abilità acquisibili che si  ripresenta nel modo in cui gli altri giudicano le capacità degli atleti. Spesso i commentatori , che non tacciono mai abbastanza , sono inclini ad ascrivere le prestazioni dei campioni al loro talento naturale come se le abilità sportive  fossero biologicamente determinate, questo è un antico credo ancora molto diffuso. Ovviamente risultati sportivi dipendono anche da alcuni elementi di cui un individuo è dotato ma la loro flessibilità in situazioni più complesse non è certo una dotazione. Tale flessibilità   deve  essere coltivata in  allenamento e sostenuta  da convinzioni di efficacia personale. Tutti gli studi sulle caratteristiche che distinguono gli atleti di spicco dai loro colleghi meno illustri non danno sufficiente spazio allo straordinario e disciplinato esercizio che è necessario compiere. Gli allenatori devono essere creativi e  gestire   il processo di sviluppo delle convinzioni di efficacia degli atleti   strutturando  esperienze di padroneggiamento ma confrontandosi con situazioni  che permettono di  mettere a frutto nel modo migliore le caratteristiche dei loro atleti. Certo la sfida più intrigante per un allenatore è rappresentata dal prendere con se  dei perdenti   e  trasformarli  in vincitori. C’è una bella differenza tra vincere sviluppando le doti  degli atleti e vincere avendo già atleti esperti.

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