“I keep pushing myself to experience these moments.”

«Continuo a spingermi oltre per vivere questi momenti».
Dopo la vittoria al secondo turno degli Australian Open 2026, a quasi quarantun anni e con l’indicazione che questa sarà la sua ultima stagione, la dichiarazione di Stan Wawrinka può essere letta in modo rigoroso sul piano motivazionale. Non si tratta di una frase emotiva né di una razionalizzazione ex post della continuità agonistica, ma dell’espressione di una motivazione intrinseca avanzata, tipica delle fasi finali di una carriera di alto livello. Il motivo per cui gioca ancora coincide con ciò che va a cercare: specifici stati esperienziali che emergono solo in condizioni di elevata richiesta psicofisica.
Dal punto di vista della psicologia della prestazione, il focus non è più orientato all’obiettivo esterno o al risultato, ma alla qualità dell’esperienza. L’atleta non è mosso dall’accumulo di successi, bensì dall’accesso a contesti che generano attivazione, coinvolgimento attentivo totale e senso di identità funzionale. La spinta a “superarsi” non è finalizzata al miglioramento incrementale, ma al mantenimento di una soglia di intensità che rende la prestazione ancora significativa.
In questo quadro, il riferimento al sensation seeking va inteso in senso strutturale e non impulsivo. Non si tratta di una ricerca indiscriminata di stimoli, ma della scelta consapevole di ambienti competitivi ad alto costo emotivo e cognitivo, nei quali l’incertezza dell’esito e la pressione del compito mantengono elevato il livello di attivazione. Continuare a competere, pur in una fase terminale della carriera, non equivale a rimandarne la conclusione, ma a preservarne la coerenza interna.
Ogni partita assume così il valore di un episodio conclusivo, non di una replica. La motivazione non deriva dall’idea di resistere, ma dalla possibilità di abitare ancora una prestazione pienamente. In questo senso, la dichiarazione di Wawrinka descrive una forma di regolazione motivazionale matura, in cui il perché dell’azione e l’esperienza che l’azione stessa rende possibile sono la stessa cosa.
