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Una mente errante: il fenomeno del mind-wandering

Il  mind-wandering è la tendenza della mente a vagare . Questo ha costi ma anche vantaggi.

Una mente errante: il fenomeno del mind-wandering

Il mind-wandering è la nostra tendenza e capacità di staccare l’attenzione dalla percezione senza una chiara intenzione. E’ conosciuto anche con il termine “disaccoppiamento percettivo” o “perceptual decoupling”. 

La mente errante e la tendenza a distrarsi

Sognare a occhi aperti, fantasticare, immaginare eventi futuri o rivivere momenti passati, parlare a se stessi o conversare con un “altro” immaginario sono alcuni esempi della dinamicità della nostra vita mentale. Una mente che vaga, definita dalla letteratura internazionale con termini quali mind-wandering, daydreaming, stimulus-indipendent thought,task-unrelated thought, zoning-out. Questi termini sottolineano la natura stessa del fenomeno: un evento comune e ordinario caratterizzato dalla tendenza a distrarci da ciò che si sta facendo e trascendere dalla realtà presente. Il focus attentivo si allontana dal qui e ora, dall’ambiente esterno circostante e da eventuali compiti a cui dovremmo, invece, dedicare e prestare attenzione (pensiamo ad esempio a quante volte la nostra mente vaga e si distrae durante momenti di studio o lavoro occupando se stessa con i temi e i contenuti più variegati).

Nulla di strano o patologico ma, piuttosto, la vera essenza della mente e della coscienza umana: una coscienza dal contenuto perennemente mutevole, con un proprio ritmo ed una propria dinamicità. Una dinamicità oscillante tra un’attenzione diretta verso il mondo esterno circostante e un’attenzione auto-referenziale diretta verso il nostro mondo interiore.

Il mind-wandering è un fenomeno pressoché universale e occupa quasi la metà della nostra vita mentale durante lo stato di veglia. Nonostante la sua universalità e il suo carattere spontaneo e naturale, le ricerche evidenziano una serie consistente di effetti negativi che questa nostra tendenza esercita sulle nostre capacità cognitive. Durante il mind-wandering le nostre risorse cognitive vengono utilizzate e assorbite dalla nostra stessa attività mentale, lontano dal mondo circostante e dalle richieste attentive del qui e ora.

I costi del mind-wandering

Molteplici sono i costi associati al mind-wandering . Difficoltà relative alla comprensione durante la lettura dovute a una codifica più superficiale del materiale scritto e delle informazioni in ingresso. Altri costi riguardano le difficoltà di attenzione sostenuta, ovvero la nostra capacità di sostenere e mantenere l’attenzione per periodi prolungati di tempo, necessaria per molti compiti di apprendimento quotidiano. Altri studi hanno mostrato come il mind-wandering abbia ripercussioni negative sulla nostra capacità di memoria di lavoro, un costrutto fortemente associato alle nostre stesse facoltà intellettive. Nonostante l’intelligenza sia comunemente considerata una misura stabile e immodificabile, training mentali volti a rafforzare le capacità di memoria di lavoro possno aumentare la nostra capacità di processare le informazioni con miglioramento della performance.

Inficiando dunque le capacità di attenzione, memoria di lavoro e apprendimento non sorprende che un’alta propensione al mind-wandering possa risultare in performance intellettive scadenti. Gli effetti distruttivi del mind-wanderingconcernono non solo l’area più propriamente cognitiva ma influenzano negativamente anche le nostre emozioni; indipendentemente dal contenuto mentale (positivo o negativo), la tendenza al mind-wandering ci porterebbe a essere meno felici. La relazione tra mind-wandering e abbassamento del tono dell’umore sembra essere forte e di tipo circolare: una mente vagante ci porta ad essere meno felici e, al contempo, un abbassamento del tono dell’umore conduce a una maggiore propensione a vagare con la mente. Questo fenomeno è responsabile di circoli viziosi alla base di una potenziale modificazione della vita mentale in senso psicopatologico, in particolare verso disturbi di tipo ansioso e/o depressivo.

Tra i diversi training mentali sviluppati nel corso degli anni, la mindfulness ha dimostrato di essere un valido strumento atto a potenziare capacità di attenzione e concentrazione, stabilizzando la mente e riducendo l’attività e gli effetti negativi del mind-wandering, tanto da essere soprannominata “l’antidoto”

Il valore funzione del mind-wandering

I quesiti che tuttavia sorgono spontanei in seguito alle considerazioni relative ai costi del mind-wandering sono i seguenti: il mind-wandering ha veramente in sé tutta questa essenza distruttiva? Considerata la sua universalità e spontaneità avrà in sé del valore funzionale? Il nemico da contrastare sarebbe dunque la mente stessa?

In effetti, più recenti ricerche testimoniamo come il fenomeno del mind-wandering possa avere in sé proprietà positive, funzionali e adattive. Esso sembra essere legato alle nostre capacità di pianificazione futura, una pianificazione orientata ad un obiettivo ritenuto importante per gli scopi personali del soggetto. Alcuni studi suggeriscono che la tendenza a spaziare con la mente sia connessa con un aumento di creatività nell’individuo e con migliori prestazioni in compiti di problem-solving, in cui la soluzione non va ricercata tanto in procedure e strategie analitiche quanto piuttosto attraverso un insight creativo.

La nostra tendenza al zoning-out sembra inoltre fornire un altro vantaggio legato a una forma di “autostimolazione” che mettiamo in atto e che permette di alleviare il senso di noia che sperimentiamo durante l’esecuzione di compiti lunghi, meccanici o noiosi. Ciò è confermato dalla maggiore tendenza ad “assentarsi” con la mente proprio laddove il compito sia percepito come particolarmente tedioso; la possibilità di pensare ad altro, invece di “essere forzati” a rimanere nel qui e ora, lascia spesso alla persona la sensazione soggettiva che il tempo sia passato più velocemente. Un altro vantaggio del mind-wandering, strettamente legato al concetto di creatività, è quello di disabituazione, intesa come la tendenza a rispondere a un stimolo vecchio come se fosse nuovo; la propensione a distrarsi e vagare di tanto in tanto con la mente da l’opportunità di ritornare sul compito con nuove e più produttive capacità attentive, “a mente fresca”.

Per ragioni simili, un metodo di studio basato sulla full-immersion o il cercare ostinatamente di risolvere un qualsivoglia problema o rompicapo senza concedersi momenti di pausa e distrazione non facilita né l’apprendimento né la risoluzione di un problema lasciando, invece, la sensazione soggettiva di essere “bloccati” sul compito e di non riuscire a procedere. Il mind-wandering, infine, potrebbe essere legato a una maggiore flessibilità dei nostri cicli attentivi fornendoci la possibilità di processare informazioni diverse (provenienti sia dall’ambiente esterno che interno: stimoli sensoriali, memorie passate, fantasie ecc.), muovendoci tra diversi flussi di pensiero e mantenendo un comportamento appropriato nel perseguimento di diversi scopi e obiettivi nello stesso momento.

Massimizzare i vantaggi e minimizzare i costi

Considerati i costi e i benefici legati a questa nostra naturale ed inevitabile propensione a viaggiare con la mente, la domanda centrale diventa allora come massimizzare i vantaggi minimizzando i costi legati ad un’attività così potenzialmente dannosa e preziosa allo stesso tempo. La risposta potrebbe risiedere nel futuro sviluppo di training mentali che favoriscano una maggiore consapevolezza e, soprattutto, una modulazione del proprio stato e funzionamento mentale in base alla situazione e alle richieste ambientali: la capacità di mantenere il focus attentivo in momenti e situazioni richiedenti concentrazione, associata alla possibilità di spaziare e viaggiare con la mente laddove il contesto e il compito lo permettano e ne possano addirittura produttivamente beneficiare. Lo stesso programma mindfulness potrà forse un giorno rispondere a tale quesito e permettere il raggiungimento di questo prezioso equilibro.

aa.vv. tratto ed elaborato

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