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STRESS NELL’ ATTIVITA’ SPORTIVA

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Gli aspetti psicologici connessi all’attività sportiva

Lo pratica dello sport consente a tutti di gestire lo stress, allenare la mente e aumentare l’autostima, il senso di autoefficacia e la motivazione.

Esistono molti tipi di stressors: la prestazione, il rapporto con l’allenatore e i compagni, i segnali del proprio corpo e questi, in base alle individualità,  saranno interpretati come stimoli positivi o negativi. Ovviamente percepirli come positivi è la via e per questo occorre ricorrere a  proprie strategie.

Lo stress e l’approccio cognitivo

Si parla di Stress, generalmente solo con un’accezione negativa, in termini di senso di tensione, ansia, preoccupazione, senso di malessere diffuso, associati a conseguenze negative per l’organismo e per lo stato emotivo e mentale dell’individuo. Lo stress è visto come qualcosa di negativo da eliminare totalmente.

Ma Hans Selye, diceva che senza stress c’è la morte.

Lo stress è una sollecitazione che ci raggiunge, una richiesta volta all’attivazione delle nostre risorse al fine di fronteggiare ciò che ci si para davanti. Non tutte le sollecitazioni esterne sono nocive e vanno eliminate. Pensate per esempio ad un esame universitario, ad un concorso ad una qualsiasi sfida a da affrontare: è una richiesta da parte dell’ambiente che implica una  attivazione dell’organismo più’ o meno intensa, uno stress. Tale sollecitazione risulta  molto utile dal momento che permette all’individuo di mobilitare le risorse individuali  al fine di raggiungere un obiettivo magari  importante per la crescita individuale e di aumentare il senso di autoefficacia in quel contesto.

Dunque per convenienza diciamo che esiste lo stress “buono”, definito “eustress”,  importante per la vita di ciascun individuo che ne favorisce  lo sviluppo,  la crescita . I risultati delle ricerche mostrano che le persone che hanno sperimentato precocemente situazioni di stress ben gestite , da adulti si adattano meglio e più facilmente a contesti e situazioni nuove e stressanti. Affrontare situazioni di stress consente  la costruzione di maggiori risorse psicologiche che a loro volta consentono di gestire meglio nuove situazioni stressanti.

In qualche caso lo  stress diventa per vari motivi eccessivo e quindi non è più utile e diviene  nocivo per  l’individuo che non ritiene di  possedere le risorse e/o capacità sufficienti per fronteggiare l’evento stressante; in altri termini, la persona percepisce una discrepanza tra le richieste dell’ambiente e le risorse individuali.

I primi approcci teorici consideravano lo stress solo come la risposta biologica aspecifica  a qualsiasi richiesta ambientale interna o esterna. Gli stressors erano e sono  i vari tipi di stimoli che suscitano  tale reazione, tra questi stimoli psicologicamente significativi. La risposta biologica , aspecifica, e’ detta anche sindrome generale di adattamento e si compone di tre fasi : fase di allarme, fase di resistenza all’ evento , fase di esaurimento quando  la condizione stressante si prolunga e  l’organismo non riesce più a difendersi .

Un ruolo chiave lo svolge l’interpretazione cognitiva dell’ evento quale fattore in grado di influenzare l’esperienza e la conseguente gestione dello stress. Nell’approccio cognitivo  lo stress è frutto degli stimoli e della  percezione che il soggetto ha degli stessi e delle proprie risorse per farvi fronte .

In effetti, ciò è quanto solitamente accade a tutte le persone nella vita di tutti i giorni e la risposta di ogni individuo, a parità di stimolo, è singolare e specifica.

Nello sport vi possono essere diversi tipi di stressors (psicologici e non ): ad esempio, la prestazione, il rapporto con l’allenatore e i compagni, i segnali del proprio corpo.  Essi con una appropriata interpretazione cognitiva possono essere sentiti come stimoli positivi e non come fonti di disagio.

Le fonti di stress nello sport

Consideriamo varie  categorie di stressors relativi all’ambito sportivo:

1. Stressors esterni: legati all’ambiente (es. sport acquatici; sport in ambienti estremi); deprivazione sensoriale (es. cuffie nel tiro a volo); rischio di infortuni (nella ginnastica artistica , nel calcio, nello sci e  nell’esecuzione corretta di esercizi);

2. Stressors dovuti alla deprivazione dei bisogni primari (es. fuso orario che può disturbare il sonno; condizioni climatiche non ottimali; alimentazione )

3. Stressors da prestazione: eccessiva pressione fisica e psichica; eccessiva monotonia e ripetitività degli allenamenti; gli insuccessi;

4. Stressor sociali: i conflitti (es con gli allenatori, i compagni, i genitori, altre figure di riferimento o con la scuola); l’isolamento sociale (es. continui viaggi, molti impegni possono portare a trascurare gli affetti);

5. Altri stressor: processi decisionali difficili; incertezze sul proprio futuro agonistico.

Ansia

La conseguenza di una condizione di stress eccessivo  è l’ansia e molte delle modalità di far fronte dello stress sono appunto indirizzate  a ridurre l’ansia che può essere così intensa da divenire essa stessa una aggiuntiva  fonte di stress.

L’ansia non è altro che la reazione psicologica di paura verso eventi percepiti come stressanti e minacciosi. Tale meccanismo fa parte di una particolare risposta automatica ai pericoli fisici, la cosiddetta risposta di “attacco o fuga”, presente in tutti gli animali.

Questa risposta determina modificazioni fisiologiche in modo da preparare l’animale a poter fuggire dal pericolo o a lottare contro di esso.

Ecco le principali modificazioni fisiologiche scatenate dalla risposta di attacco o fuga:

– La mente diventa vigile

– La frequenta cardiaca aumenta

– Il ritmo del respiro aumenta per fornire più ossigeno al sangue

– Aumenta la sudorazione per evitare il surriscaldamento del corpo

– I muscoli si tendono, pronti all’azione

– La digestione si “ferma” e può dar luogo ad una sensazione di nausea o di “nodo allo stomaco”

– La salivazione diminuisce e la bocca si secca

– Il fegato libera lo zucchero per fornire velocemente più energia.
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