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LA REGOLA DI GOLDWATER

Condizionamento apri e comprendi.

regola di goldwater

In un mondo di opinionisti, i fatti brillano per essere assenti. Tutti pensano, pochi sanno. Tutti deducono, pochi conoscono e vogliono conoscere i dati.

Cos’è la Regola di Goldwater?

La Regola di Goldwater si riferisce a una dichiarazione etica del 1973 che impedisce di fatto a psichiatri e psicologi di speculare sullo stato mentale dei personaggi pubblici e soprattutto durante una campagna elettorale, impegnati in una guerra, perché ricoprono cariche pubbliche o semplicemente per uno scandalo

Si fa divieto agli psichiatri di formulare diagnosi su un individuo che non hanno valutato personalmente. L’ APA ha ampliato quella regola oltre la diagnosi per coprire tutte le opinioni psichiatriche nel 2017, nel mezzo di discussioni pubbliche sulla salute mentale del presidente Donald J. Trump.

Il caso Goldwater: le trappole e la manipolazione delle informazioni che hanno dato origine alla regola

Tutto iniziò nel 1964, quando il senatore dell’Arizona Barry Goldwater si candidò per il Partito Repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, sfidando il presidente democratico Lyndon B. Johnson.

Goldwater rifiutò sempre di moderare le sue opinioni ma assunse il ruolo di nemico dell’establishment e non volle cambiare ciò che pensava o il modo in cui lo esprimeva solo per soddisfare gli altri.

Johnson approfittò di quel punto e condusse la campagna elettorale cercando di far sembrare Goldwater pazzo a cui nessuno avrebbe lasciato il “bottone nucleare” nelle mani .

Fact Magazine decise di inviare dei questionari a 12.356 psichiatri chiedendo loro di valutare se Goldwater “era psicologicamente idoneo a diventare presidente degli Stati Uniti”. Dopo aver ricevuto le risposte, pubblicarono un articolo intitolato: “1.189 psichiatri affermano che Goldwater è psicologicamente inadatto a essere presidente”. 

Le risposte pubblicate riempirono 41 pagine di un numero speciale chiamato “The Unconscious of a Conservative” e apparirono come pubblicità a tutta pagina sul New York Times e su altri giornali. Includevano affermazioni come “Credo che Goldwater abbia la stessa costituzione patologica di Hitler, Castro, Stalin e altri noti leader schizofrenici” o “Credo che il senatore Goldwater faccia appello al sadismo inconscio e all’ostilità dell’essere umano medio”.

Johnson ottenne una vittoria schiacciante, Goldwater citò in giudizio la rivista per diffamazione chiedendole i danni , la rivista chiuse. Certo per pura dimenticanza, la rivista non pubblicò mai che di tutti gli psichiatri consultati, solo il 19% aveva risposto e la maggior parte delle risposte non erano firmate. Tra queste risposte, 1.189 dichiaravano che non era capacitato, 657 affermavano di sì e 571 che non disponevano di dati sufficienti per esprimere un’opinione.

L’American Psychiatric Association intervenne sulla questione e condannò l’accaduto e nel 1973, l’APA creò la “Regola di Goldwater” (Goldwater Rule) nella sezione 7.3 dei Principi di etica medica che si applica ai personaggi pubblici e afferma che “non è etico per uno psichiatra offrire un parere professionale a meno che non abbia condotto un esame e gli sia stata concessa la dovuta autorizzazione a tale dichiarazione”.

Nel 2017, a seguito della polemica sorta sulla stabilità mentale dell’allora presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, l’APA ratificò questa norma, aggiungendo che psichiatri e psicologi dovrebbero condividere la loro esperienza su questioni psichiatriche solo con il pubblico in generale e non su specifici personaggi pubblici.

Inoltre, avvertì che il “dovere di avvertire” che di solito è associato a questa professione si applica solo alla conoscenza di un rischio per gli altri nel corso del trattamento, per cui tale dovere non si applica quando non c’è rapporto medico-paziente.

Sapere cosa passa realmente nella mente di una persona è difficile, anche per psicologi e psichiatri

Questa regola etica ha lo scopo di impedire ai professionisti della salute mentale di interferire con congetture non verificabili – e spesso contraddittorie – sull’equilibrio psicologico delle figure pubbliche dal momento che queste inferenze avrebbero una enorme influenza sull’opinione pubblica, pur non essendo state convalidate con i dovuti strumenti.

Intuire non è conoscere, dedurre non è constatare, un’opinione non è un dato di fatto, anche se proviene da uno psichiatra o da uno psicologo.

Dare per scontato che qualcuno sia stato emotivamente ferito da genitori indifferenti non equivale a constatarlo. Immaginare che qualcuno sia arrogante o narcisista a causa dei suoi discorsi pubblici non è lo stesso che verificarlo direttamente. Concludere sulla base di decisioni isolate, spesso prese sotto pressione, che qualcuno è impulsivo o calcolatore non equivale a constatarlo durante tutta la sua vita.

La maggior parte dei cosiddetti “profili psicologici” delineati dai media in generale, relativi a personaggi pubblici sono in realtà solo modeste generalizzazioni, che provengono dagli stessi giornalisti o conduttori .

Sarebbe preferibile che ognuno si formasse la propria opinione, che comprendesse che un opinione non è necessariamente la verità, e che non si lasciasse raggirare dal condizionamento servito dai giudizi altrui che nella maggior parte dei casi denigrano o elogiano personaggi pubblici senza avere alcun fondamento di base . Santificare alcuni e demonizzare altri risponde ,nella migliore ipotesi, al nostro bisogno di semplificare la complessità umana e avere l’ illusione di sentirsi sicuri in un mondo incerto. Fortunatamente incerto, aggiungo!

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